Ristrutturare casa: quando conviene richiedere un prestito

Quando si ristruttura casa, magari per fare il cappotto interno, rifare il bagno o sostituire l’impianto elettrico o gli infissi, è normale domandarsi: “ce la faccio con i miei risparmi?”. Nella maggior parte dei casi, però, è meglio non utilizzarli, per non intaccare la liquidità sul conto, che potrebbe invece servire in caso di spese impreviste. Con un prestito dedicato alla ristrutturazione, infatti, l’impresa viene pagata subito e il cantiere può partire senza ritardi, mentre la somma richiesta si restituisce a rate, senza mettere sotto stress il bilancio di famiglia.

Chi sceglie di finanziare i lavori, inoltre, non perde il diritto alla detrazione prevista dal bonus ristrutturazione, a patto di rispettare alcune regole sul pagamento dell’impresa.

Vediamo quindi le principali soluzioni per ottenere un finanziamento per ristrutturare casa e le condizioni per accedere al bonus anche quando i lavori sono pagati con una somma concessa da una banca o da una finanziaria.

Prestito finalizzato per ristrutturazione: requisiti e vantaggi

Il prestito finalizzato è un finanziamento legato a un intervento preciso nella tua abitazione, la somma, in genere, non arriva sul tuo conto ma è la finanziaria a versarla direttamente all’impresa che esegue i lavori. Questa soluzione è indicata se si ha già un preventivo chiaro e un’impresa selezionata, se si preferisce non gestire i pagamenti e nel caso in cui serva una cifra fino a circa 30.000 euro.

In termini di requisiti, banche e le finanziarie richiedono di solito un’età compresa tra i 18 e i 67 anni, un reddito dimostrabile da lavoro dipendente a tempo indeterminato o da pensione, oppure un’attività autonoma o professionale avviata da almeno due anni. È necessaria la cittadinanza italiana o, per i cittadini UE, la residenza in Italia; per i cittadini extracomunitari serve un permesso di soggiorno valido, preferibilmente a tempo indeterminato, sempre con residenza in Italia. Alla domanda vanno allegati documento d’identità, codice fiscale e ultimo documento di reddito, come busta paga, cedolino della pensione o dichiarazione dei redditi per gli autonomi.

Nel caso del finanziamento finalizzato si aggiungono il preventivo dell’impresa e, per i lavori che lo prevedono, il titolo edilizio presentato in Comune, ad esempio CILA o SCIA. Se non si possiedono tutti i requisiti, è possibile presentare la domanda di prestito con garante, ossia una persona con un reddito e una situazione finanziaria solida che si impegna a pagare le rate nel caso in cui il richiedente non riesca a farlo. I vantaggi principali del prestito finalizzato sono gli importi fino a 30.000 euro, i piani di rimborso flessibili che vanno di solito da 12 a 120 mesi, un’erogazione rapida, spesso in pochi giorni, e le spese accessorie contenute rispetto a un mutuo.

Prestito personale per ristrutturazione: per una gestione flessibile dei pagamenti

Il prestito personale per ristrutturare è invece un’opzione che ti dà maggiore libertà: la somma in questo caso viene accreditata sul conto corrente ed è possibile decidere autonomamente come usarla, anche nel caso si debbano fare più interventi di ristrutturazione gestiti in autonomia. Questa opzione è adatta a chi vuole gestire direttamente i pagamenti alle imprese e ai fornitori, chi ha più lavori da fare e preferisce un’unica soluzione di finanziamento, e chi necessita di una cifra fino a circa 30.000 euro senza vincoli di destinazione. I requisiti richiesti sono sostanzialmente gli stessi del prestito finalizzato e anche in questo caso è possibile presentare la domanda con un garante, se il reddito o la stabilità lavorativa non sono considerati sufficienti.

I vantaggi principali sono la massima flessibilità nell’uso della somma, fino a 30 mila euro con rimborso massimo entro 120 rate, un’erogazione veloce e nessun costo legato a ipoteca, perizia o atto notarile. Con il prestito non finalizzato, inoltre, si fa personalmente il bonifico parlante all’impresa e questo semplifica la gestione dei pagamenti e in alcuni casi anche l’eventuale richiesta di detrazione.

Mutuo per ristrutturazione casa: quando richiederlo?

Il mutuo per ristrutturazione è la soluzione migliore per importi più elevati, rispetto ai prestiti personali, di solito offre tassi più bassi, ma richiede una procedura più strutturata e dei costi aggiuntivi. Conviene soprattutto a chi deve finanziare lavori importanti con una spesa superiore a 30.000 euro, chi è disposto ad affrontare tempi e costi maggiori in cambio di un tasso più competitivo e di una durata più lunga, e chi vuole rate più leggere distribuite su molti anni. Le verifiche sono più approfondite, perché la banca valuta sia chi chiede il finanziamento sia la casa da ristrutturare.

Oltre ai documenti personali e di reddito servono l’atto di provenienza dell’immobile, la planimetria catastale, il preventivo o il computo metrico dei lavori e il titolo edilizio. La rata, di norma, non deve superare un terzo del reddito netto mensile e, alla scadenza del mutuo, il richiedente non deve aver superato il limite di età fissato dalla banca, che in molti casi è compreso tra 75 e 80 anni.

I vantaggi principali sono gli importi più alti rispetto ai prestiti personali e finalizzati, tassi generalmente più bassi e durate lunghe, con rate più contenute. Tra gli svantaggi ci sono una procedura più lunga, con tempi di erogazione che possono arrivare fino a tre mesi tra istruttoria, e costi aggiuntivi come perizia, iscrizione dell’ipoteca, atto notarile e spese accessorie, oltre a una maggiore rigidità nella gestione del finanziamento.

Quale soluzione scegliere?

In linea generale, fino a 30.000 euro sono più indicati il prestito finalizzato o quello personale, più veloci, meno costosi e senza ipoteca. Oltre i 30.000 euro diventa più conveniente il mutuo per ristrutturazione, con tassi più bassi ma tempi e costi più alti. La scelta migliore dipende dal tipo di lavori, dall’importo necessario e dalla tua situazione reddituale, il consiglio è di parlarne sempre con un consulente finanziario o mediatore creditizio dalla banca per riuscire a trovare la soluzione più indicata alla propria situazione.

Bonus ristrutturazione: quando è valido anche con i lavori pagati tramite finanziamento

Richiedere un prestito per ristrutturare casa non impedisce di accedere alle detrazioni fiscali attualmente in vigore, come quelle previste dal bonus ristrutturazione. L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 11/E del 21 maggio 2014, ha infatti chiarito che le spese restano detraibili anche quando a pagare materialmente l’impresa è la società che ha concesso il finanziamento.

Per non perdere il beneficio, però, la finanziaria deve pagare l’impresa con un bonifico parlante, bancario o postale, in cui siano indicati la causale con il riferimento alla norma (art. 16-bis del TUIR), il codice fiscale di chi usufruirà della detrazione e la partita IVA dell’impresa. Chi richiede il prestito deve poi conservare la ricevuta del bonifico e le fatture dei lavori, perché in caso di controllo l’Agenzia potrebbe richiederle.

Con il prestito personale non finalizzato, invece, tutto è più semplice: la somma viene accreditata sul conto del richiedente, che può disporre lui stesso il bonifico parlante all’impresa, esattamente come se usasse i propri risparmi.

Quest’anno c’è però un aspetto da tenere bene a mente: se a pagare è la finanziaria, la spesa viene considerata sostenuta nell’anno in cui la società esegue il bonifico, anche se le rate del prestito verranno restituite negli anni successivi. Chi fa pagare l’impresa entro il 31 dicembre 2026, quindi, può ottenere la percentuale di detrazione più alta.

Nel 2026 il bonus ristrutturazione copre infatti il 50% delle spese per i lavori sull’abitazione principale, a patto di esserne proprietari o titolari di un diritto reale, come l’usufrutto. La percentuale scende invece al 36% per le seconde case e gli altri immobili, e anche per chi, come un inquilino, sostiene le spese senza avere questi requisiti. La spesa massima su cui calcolare la detrazione è di 96 mila euro per unità immobiliare e il recupero avviene con la dichiarazione dei redditi, in dieci quote annuali.

Dal 2027, a meno che la prossima Legge di Bilancio non intervenga con una proroga, le percentuali scenderanno al 36% per i lavori sulla prima casa e al 30% per quelli sulle seconde case e sugli altri immobili.

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