Mutui, richieste in calo nel primo semestre 2026, importi medi stabili e tassi BCE fermi

Le rilevazioni del Barometro CRIF hanno registrato una domanda in flessione nella richiesta di mutui nel primo semestre del 2026. L’importo medio richiesto si mantiene sui 153.972 euro a famiglia, ma si è vista una contrazione del 5,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno 2025. A pesare sul dato, soprattutto il comparto delle surroghe che nel corso del primo trimestre ha segnato una frenata del 38,4% con un rialzo dei tassi deciso a giugno da parte della Banca Centrale Europea a giugno, andando a ridurre in modo notevole il margine di convenienza per chi valutava di trasferire il mutuo in un’altra banca. Diverso invece l’andamento degli importi richiesti che non hanno subito una flessione, con un valore medio di variazione dello 0,2% annuo, a conferma che chi presenta la domanda lo fa per operazioni con una dimensione economica invariata rispetto al passato.

La distribuzione delle richieste di mutuo per importo e per durata

I dati riportano che oltre il 60% delle domande presentate nel semestre riguarda i finanziamenti compresi tra i 100.000 e i 300.000 euro, mentre le richieste sopra i 300.000 euro si sono fermate al 6% del totale. Sul fronte della durata dei mutui quella che accoglie maggiore interesse è la fascia tra i 25 e i 30 anni raccogliendo il 43,8% delle richieste, mentre la fascia tra i 20 e i 25 anni raccoglie una percentuale di interesse da parte del 19,8% dei richiedenti. In molti scelgono di diluire il debito su un arco temporale più ampio per ridurre l’importo della rata mensile, anche a fronte di un maggior peso degli interessi da pagare complessivamente.

Tassi BCE fermi dopo il rialzo di giugno: i livelli attuali e le previsioni per l’autunno

Non c’è stato alcun ritocco ai tassi durante la seduta dell’Eurotower del 23 luglio, che ha lasciato al 2,25% la remunerazione riconosciuta alle banche sui depositi, al 2,40% il costo del rifinanziamento principale e al 2,65% quello marginale. Sono gli stessi valori usciti dal vertice dell’11 giugno 2026, quando un ritocco di venticinque punti base ha chiuso la stagione di allentamento aperta due anni prima e ha invertito la direzione del costo del denaro. Il paragone con il passato recente ridimensiona però la portata del movimento, dato che tra il 2023 e il 2024 la remunerazione dei depositi era salita fino al 4%, quasi il doppio del livello attuale.

Alla mossa di giugno, arrivata al termine di una lunga sequenza di tagli, è seguita una fase di attesa che diversi osservatori giudicano provvisoria e che ha lasciato i tassi d’interesse invariati. Le stime sull’andamento del costo del denaro nei mesi autunnali lasciano infatti aperta l’ipotesi di un nuovo giro di vite dopo l’estate.

Nella nota diffusa a fine riunione Francoforte riconosce che il capitolo energia resta il più difficile da mettere a fuoco, con oscillazioni ampie sulle quotazioni e uno scenario che cambia rapidamente: chi vuole farsi un’idea di quanto pesi oggi quella voce può partire dal costo di un kWh di energia elettrica. Morningstar mette in fila due fattori capaci di spostare gli equilibri, il perdurare delle tensioni geopolitiche e un petrolio di nuovo in salita, e da lì ricava la possibilità di un intervento già nella seduta di settembre o in quella di ottobre. A farne le spese per primo sarebbe chi ha acceso un mutuo a tasso variabile, dove ogni ritocco si scarica sulla rata nel giro di poche settimane.

Cosa fare prima di scegliere tra mutuo a tasso fisso e tasso variabile

Il confronto tra mutuo a tasso fisso e a tasso variabile non si deve esaurire al tasso nominale, perché sopra l’indice di riferimento è necessario anche considerare lo spread che varia a seconda dell’Istituto economico al quale si richiede il prestito. La scelta tra tasso fisso e variabile dipende dall’incrocio di vari fattori quali: la propria situazione economica, la durata del finanziamento, il peso della rata sul bilancio familiare oltre che il numero di anni per i quali si contrae il mutuo.

In genere, chi ha entrate regolari ma margini ridotti tende a privilegiare la certezza di una cifra che resta identica fino all’ultima scadenza, mentre chi dispone di una capacità di risparmio più ampia e riesce ad assorbire le oscillazioni di un tasso indicizzato preferisce valutare il variabile. In ogni caso prima di scegliere tra mutuo a tasso fisso e variabile, il consiglio è di richiedere un preventivo, oppure un confronto diretto con un consulente della banca o dell’istituto di credito per capire come muoversi e la soluzione migliore in base alle proprie esigenze.

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