Delega di pagamento: cos’è, come funziona e differenze con la cessione del quinto
- 29/09/2026
- Posted by: Fingeca
- Categoria: Notizie Finanziarie
Se si ha in corso una cessione del quinto e ci si trova ad affrontare una spesa imprevista, oppure si vuole finanziare un progetto più impegnativo senza ricorrere a un prestito personale tradizionale, è possibile valutare la delega di pagamento, un finanziamento rimborsato con una trattenuta diretta sulla busta paga che si aggiunge a quella della cessione.
Nel linguaggio commerciale viene chiamata anche doppio quinto, proprio perché consente di impegnare un secondo quinto dello stipendio netto, ma il suo funzionamento presenta alcune differenze sostanziali rispetto alla cessione, a partire dal ruolo del datore di lavoro, che in questo caso ha la facoltà di accettare o rifiutare la trattenuta. Vediamo quindi come funziona, chi può richiederla e quali sono i punti da verificare prima di presentare la domanda.
Cos’è la delega di pagamento e perché si parla di doppio quinto
Dal punto di vista giuridico, la delega di pagamento si basa sull’istituto della delegazione previsto dall’articolo 1269 del Codice civile, in base al quale il lavoratore incarica l’azienda per cui lavora di versare ogni mese una parte dello stipendio direttamente alla banca o alla finanziaria che ha concesso il prestito. Il dipendente non deve quindi preoccuparsi di pagare le rate, perché l’importo viene trattenuto alla fonte e compare come voce specifica nel cedolino.
La rata della delega, come quella della cessione, non può superare un quinto dello stipendio netto, per cui sommando le due trattenute si arriva a impegnare fino al 40% della retribuzione, restando comunque entro il limite complessivo del 50% previsto per le trattenute in busta paga.
Di solito la delega viene richiesta da chi ha già una cessione del quinto attiva e ha bisogno di ulteriore liquidità, anche se le due operazioni possono essere avviate contemporaneamente oppure in momenti diversi, con durate differenti e perfino con istituti finanziari diversi.
Proprio perché si somma a un impegno già esistente, la delega richiede una valutazione attenta della sostenibilità: con due quinti dello stipendio trattenuti ogni mese, lo stipendio residuo deve bastare a coprire le spese ordinarie per tutta la durata del finanziamento.
Come funziona la delega di pagamento: rata, durata e assicurazione
Una volta approvato il finanziamento e ottenuto il consenso dell’azienda, la trattenuta parte dalla prima busta paga utile e prosegue con importo costante fino all’estinzione, perché la delega prevede un tasso fisso che resta invariato per tutto il piano di rimborso. La durata va da un minimo di 24 a un massimo di 120 mesi, e scegliere un piano più lungo abbassa la rata mensile ma aumenta il costo complessivo degli interessi, per cui conviene sempre confrontare il TAEG delle diverse proposte.
La legge impone la sottoscrizione di una polizza assicurativa obbligatoria che copre il rischio di premorienza e, per i dipendenti privati, anche quello di perdita dell’impiego, in modo da garantire il rimborso del debito residuo nel caso in cui il rapporto di lavoro si interrompa.
A questo si aggiunge il fatto che il TFR maturato può essere vincolato a garanzia del finanziamento, un aspetto da tenere presente per chi prevede di cambiare lavoro nei prossimi anni.
Se il dipendente cambia azienda, la delega non si trasferisce automaticamente al nuovo datore di lavoro, che deve accettare a sua volta di effettuare la trattenuta, e per la stessa ragione la durata del prestito non può andare oltre la vita lavorativa del richiedente.
Requisiti della delega di pagamento per dipendenti pubblici e privati
Possono accedere alla delega di pagamento i lavoratori dipendenti pubblici, statali e privati, preferibilmente con contratto a tempo indeterminato, mentre chi ha un contratto a termine può ottenerla solo se la durata residua del rapporto è compatibile con quella del piano di rimborso. Restano esclusi i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, che non hanno una busta paga su cui applicare la trattenuta, e anche i pensionati, perché l’INPS ammette sulla pensione soltanto la cessione del quinto.
Per i dipendenti pubblici l’accesso è generalmente più semplice, dal momento che le amministrazioni gestiscono le trattenute attraverso procedure già consolidate, mentre nel settore privato le finanziarie valutano con attenzione la solidità dell’azienda.
Nella prassi di mercato vengono preferite le società di capitali con un numero minimo di dipendenti, mentre ditte individuali e piccole società di persone ricevono più spesso un esito negativo.
Per avviare la pratica servono il documento d’identità, il codice fiscale, le ultime buste paga, la Certificazione Unica e il certificato di stipendio rilasciato dall’azienda, insieme all’atto con cui il datore di lavoro accetta formalmente la delega.
Senza questo benestare il finanziamento non può essere erogato, per cui conviene verificare fin da subito con l’ufficio del personale se l’azienda è disposta a gestire una seconda trattenuta, un controllo che un mediatore creditizio come Fingeca può seguire direttamente nel corso della consulenza.
Differenze tra delega di pagamento e cessione del quinto
La distinzione più rilevante tra i due strumenti riguarda la posizione del datore di lavoro, perché la cessione del quinto è regolata dal DPR n. 180 del 1950 e costituisce un diritto del lavoratore, per cui l’azienda è obbligata ad applicare la trattenuta una volta notificato il contratto. Con la delega di pagamento, invece, l’adesione dell’azienda è facoltativa e può essere negata senza bisogno di motivazioni, ed è questo il motivo per cui l’accesso al doppio quinto risulta più selettivo.
Anche la platea dei richiedenti è diversa, visto che la cessione è disponibile sia per i dipendenti sia per i pensionati, mentre la delega è riservata a chi ha un rapporto di lavoro subordinato in corso. Sul piano tecnico i due finanziamenti si somigliano molto, perché entrambi prevedono tasso fisso, rata costante trattenuta in busta paga, durata massima di dieci anni e copertura assicurativa obbligatoria, e possono convivere nello stesso cedolino con istituti erogatori differenti.
Nella scelta tra delega di pagamento e prestito personale, infine, tutto dipende dalla situazione di partenza del richiedente, in quanto la delega offre rate sostenibili e durate lunghe anche a chi ha già un finanziamento in corso, ma dipende dalla disponibilità dell’azienda e dai tempi dell’ufficio del personale. Invece il prestito personale non richiede alcun coinvolgimento del datore di lavoro e ha in genere tempi di erogazione più rapidi, a fronte di una valutazione del merito creditizio più rigorosa.
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